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La mia piccolina, che ha 2 anni e tre mesi non parla o meglio parla pochissimo, a parte le parole mamma, papà, tata, tato e qualche volta nonna, non dice praticamente niente di comprensibile, chiacchiera a dire il vero, ma a modo suo e urla, soprattutto quando qualcuno non capisce cosa vuole o cosa vuole fare. Il mio primo figlio ha iniziato a parlare molto presto e non ha più smesso, è un chiacchierone cosmico, adora i termini complicati e a quasi cinque anni, se sente dire un termine che non conosce, ne chiede subito il significato e potete essere sicuri che lo riutilizzerà appena possibile. La diversità fra i miei due figli, ha probabilmente accentuato “la mia attenzione sul problema” della mia Patatina. Come qualsiasi mamma, pur essendo stata rassicurata dal pediatra (che dice di non preoccuparsi in quanto ogni bambino ha i suoi tempi) e pur avendo avuto intorno a me vari esempi di bambini che hanno iniziato a parlare dopo i tre anni e in seguito hanno recuperato tranquillamente, un po’ mi preoccupo e non vedo l’ora di sentire la mia piccolina parlare.

 

– Quali sono i tempi standard di sviluppo del linguaggio nel bambino? 

Quando parlano i bambini? In genere le prime parole vengono pronunciate dal bambino tra i 9 e i 13 mesi. Piano piano il linguaggio assumerà la caratteristica  di sistema simbolico ed astratto, utilizzato per descrivere oggetti, eventi presenti, passati o futuri. A 16 mesi un bambino italiano conosce in media 50 parole, poco dopo, a 18 mesi  i bambini incrementano rapidamente il numero di parole conosciute, c’è una vera e propria esplosione del linguaggio e in genere a 20 mesi il numero di vocaboli utilizzati dal bambino è triplicato.
Tra i 24 e i 36 mesi  la capacità di comunicare evolve, la lunghezza media delle frasi aumenta, il bambino utilizza soggetto e verbo. Dai tre anni in poi la struttura sintattica dei periodi si fa sempre più complessa, il bambino inizia a utilizzare aggettivi, pronomi, articoli, distingue il plurale dal singolare, inizia ad utilizzare diversi tempi verbali. Bisogna sempre considerare che ogni bambino ha i suoi tempi di sviluppo, ci sono bambini più precoci e bambini che pur iniziando a parlare tardivamente dopo i due anni, a tre mostrano uno sviluppo del linguaggio in media con la propria età.

 

– Cosa deve fare un genitore preoccupato di un bambino che non parla a 2 anni di età?

Parlatene con il vostro pediatra che verificherà che non ci siano fattori cognitivi, percettivi o neurologici alla base del ritardo linguistico. Vi chiederà e verificherà se il bambino capisce quando gli dite di fare qualcosa, se è reattivo, partecipe,  etc, controllerà l’udito del piccolo, controllerà le orecchie (ad esempio frequenti episodi di otite purulenta potrebbero aver determinato occasionali perdite parziali di udito che potrebbe essere alla base di un ritardo nell’apprendimento del linguaggio) e vi consiglierà, se lo riterrà necessario, di consultare uno specialista.

I bambini (fortunatamente la maggior parte) che hanno un normale sviluppo intellettivo, neurologico e socio-affettivo vengono semplicemente definiti bambini che parlano tardi e molti di questi, verso i tre anni o poco dopo, sembrano aver recuperato il ritardo linguistico (vengono definiti in inglese late bloomers ossia bambini che sbocciano tardi).

 

– Come possiamo stimolare l’apprendimento della linguaggio nel nostro bambino?

1) Parlate più che potete con il vostro bambino, cercate di utilizzare parole utili nel linguaggio comune, non utilizzate i termini storpiati del bambino (il bambinese).

2) Leggete a voce alta con il bambino, coinvolgetelo facendogli domande. Leggete lentamente, a voce alta, soffermandovi sulle parole che ritenete più importanti per il piccolo. Leggete e rileggete lo stesso libro tante volte, se al bambino interessa una parte in particolare della storia, leggetegli proprio quella parte, più volte così da sfruttare la sua attenzione.

3) Può essere utile cercare di incrementare il vocabolario linguistico per categorie, aiuta il bambino a memorizzare con più facilità: libri sugli animali, sui colori, sui vestiti, sui diversi cibi, sulle parti del corpo, sui mezzi di trasporto etc etc. Oppure è utile leggere col piccolo libri che raccontano le tipiche routine del bambino, il momento della nanna o del risveglio, il lavaggio dei denti, il bagnetto, la pappa etc etc.

4) Filastrocche e canzoncine aiutano, grazie alle rime, ad aumentare l’attenzione al linguaggio e consentono al bambino  di prevedere le parole che seguiranno..

5) Mantenete sempre il contatto visivo quando parlate col vostro bambino (ne aumenta l’attenzione) e cercate di evitare troppi rumori intorno che creino difficoltà alla comprensione e alla memorizzazione delle parole da parte del piccolo (TV, musica, confusione in genere).

6) Cantate delle canzoni al vostro bambino e col tempo col vostro bambino, è stimolante per il linguaggio e molto appagante da un punto di vista affettivo per entrambi.

7) Cercate di forzare delicatamente il bambino a parlare, non interpretate all’istante ogni suo sguardo o gesto, cercate di forzarlo ad utilizzare le parole giuste.

 

 

Fonti principali:

– “Bambini con ritardo fonologico e linguistico di Margherita Orsolini, Università La Sapienza, Roma

– Le prime parole: come si sviluppa il linguaggio infantile

–  Leggere ai bambini con disturbo di linguaggio: i libri con le onomatopee

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